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L’amore al momento sbagliato di Koji Fukada

Tsuji (Win Morisaki) e Ukiyo (Kaho Tsuchimura) in Koji Fukada's

IL PARERE DEL “MONDO” – DA NON PERDERE

È la storia più semplice del mondo: un ragazzo incontra una ragazza e le ci vorrà tutto il tempo in un film per riconoscere l’amore tra di loro perché non sappiamo davvero quale altro nome dare a questo imperativo persistente che è diverso da qualsiasi altro collegamento. Dovrebbero anche dargli un nome: Ti voglio bene saranno le ultime parole pronunciate, come una formula magica che libera tutti dal non formulato. Romanzo normale, si potrebbe dire. Oltre a questo il suo viaggio, non lo è, ma fa anche tutto l’interesse di questo nuovo film, diviso in due parti, del giapponese Koji Fukada, riduzione per il grande schermo di una serie televisiva in 10 episodi tratto dal manga Il segno della verità di Mochiru Hoshisato. Da questa fonte seriale, il dittico conserva le torsioni successive, la linea a serpentina, tutte ben rispecchiate nella forma chiasmatica del suo doppio titolo: Seguimi, ti sto scappando e Fuggimi e ti seguirò

Tsuji (Win Morisaki), un umile venditore di un’azienda di giocattoli, armeggia con alcuni dei suoi colleghi, sebbene i regolamenti interni proibiscano qualsiasi relazione romantica all’interno dello stesso dipartimento. Tutto nella sua vita sentimentale è coerente con, sudata indecisione, come il matrimonio surrogato che mantiene con la sua superiore Naoko (Kei Ishibashi), a discrezione del suo scapolo. Una sera al locale “konbini” (il supermercato giapponese) incontra Ukiyo (Kaho Tsuchimura), uno sconosciuto smarrito, che salva dopo un guasto a un’auto a un passaggio a livello.

L’incidente sarebbe potuto finire così, ma questa donna misteriosa, un vero nido di guai, non smetterà mai di ricordarlo. Incuriosita e irritata dal suo comportamento irregolare che nasconde per lo più un vero declino sociale, Tsuji continua a darle una mano, a pagare i suoi debiti, a proteggerla e a proteggerla dall’avidità dei suoi creditori della yakuza. Complesso di servitori o tentazione mascherata? La risposta è più semplice: qualcosa in lui lo spinge a farlo.

Fino ad allora conoscevamo Koji Fukada, 42 anni, figura della giovane scena indipendente giapponese, aspro e clinico disprezzatore della società giapponese, il cui lavoro sontuoso e irregolare, fatto di oggetti molto diversi tra loro (il fumetto La Granatiera secondo Balzac, la favola futuristica Sayonarail dramma di fusione di L’infermiera), non ha mai esitato a premere il pedale dell’ambiguità e del disagio.

Attingendo alla cultura popolare, il regista completa gli angoli più ottusi del suo cinema perseguendo anche uno dei suoi motivi più ricorrenti: l’intrusione di una terza parte in una vita quotidiana ben regolata, che scuoterà il suo incumbent e ne causerà il deragliamento – questo è stato particolarmente il caso in Ospitalità (2010), Armonia (2016) o L’infermiera (2019).

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